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Nota biografica
Di Miro Sassolini
«Difficile collocare Miro Sassolini in un preciso contesto artistico perché le sue origini sono altrove e ovunque» (Pier Vittorio Tondelli). Cantante musicista artista figurativo scenografo poeta o, come scrive Ernesto de Pascale, «semplicemente un creativo».
Nato a Figline Valdarno nell'aprile del 1963, a 14 anni è già allievo di Lorenzo Bonechi (1955-1994), alla cui grande amicizia legherà la formazione nelle arti plastiche. Giovanissimo, Sassolini gioca e si confronta con la Transavanguardia di Achille Bonito Oliva: partecipa così a varie collettive di pittura e scultura fino al 1983, anno del ‘cambio di rotta’.
Nel 1982 conosce Federico Fiumani e nel 1984 diventa cantante e leader dei Diaframma, leggendaria band dark-wave italiana.
Nasce l’I.R.A. di Alberto Pirelli: le band fiorentine Diaframma e Litfiba inventano una nuova forma di linguaggio musicale riconosciuto dalla critica nazionale e internazionale come «il rock italiano cantato in italiano». Per gran parte degli anni ‘80 Sassolini si dedica completamente alla musica. Lascia i Diaframma nel novembre del 1989 dopo aver inciso tre album considerati pietre miliari della musica rock: Siberia, 1984; Tre volte lacrime, 1986; Boxe, 1988.
Gli anni ‘90 sono i cosiddetti ‘anni della sperimentazione’: Sassolini azzera completamente le sue conoscenze artistiche e rimette tutto il suo ‘sapere’ in discussione: è un periodo di grande nomadismo ed esplorazione soprattutto se letto in chiave futura: collabora come scenografo, cantante e musicista con il Teatro-Museo Pecci di Prato dal 1994 al 1996; è redattore del Giornale dei poeti di Roma e responsabile, dal 1996 al 1999, presso la Fiera del libro di Torino; realizza scenografie per importanti spettacoli teatrali dal 1990 al 2000; collabora con importanti gruppi musicali. Da un punto di vista della produzione artistica, gli anni ’90 sono anni di silenzio e riflessione dopo i clamori del decennio precedente, anni di ricerca concettuale e spirituale che sfociano, dopo un ‘non posso’ soffertissimo ad una proposta di Alberto Pirelli, nel Progetto Van der Bosch (1991-1996), un lungo e faticosissimo processo multimediale che introduce un nuovo modo di concepire la musica: Abel de la rue & co. è un collage di brani musicali filtrati attraverso tutte le forme artistiche sviluppate da Sassolini negli anni.
Alcuni dei brani realizzati nella prima fase del Progetto Van der Bosch insieme a Fabio Provazza, Leandro Braccini e Raffaello Ferrini verranno inclusi nel disco Sassolini sul fondo del fiume (“Le cose da fare”, “Poche storie” ecc.). La seconda fase del Progetto Van der Bosch vede Sassolini impegnato con Gianni Salaorni e Sandro Raimondi nella realizzazione del progetto Abel de la rue (“Iguana”, “Rafrail”, “Pack”, “Albe incerte”, “Abel de la Rue”, “Le cose da fare” ecc.). L’esperienza Van der Bosch termina con queste ultime faticosissime registrazioni e il materiale è a tutt’oggi inedito.
Nel 2002 escono i dischi Live al Big Club, testimonianza dell’ultimo concerto con i Diaframma, e Sassolini sul fondo del fiume, una raccolta di brani inediti (fra cui due scritti da Miro) che include esperienze con i Diaframma e con i Van der Bosch.
Verso la fine del millennio è l’archeologia industriale l’intuizione, il collante, che determina il ritorno definitivo alle arti figurative: dapprima, attraverso la fotografia (sono centinaia i siti archeologici-industriali che Sassolini visita e fotografa in 3 anni) e in seguito passando dalle immense scenografie create per alcuni importanti spettacoli teatrali alle particolarissime vetrine commerciali realizzate a Firenze, Roma e Milano: ri-definisce il suo modo di concepire l’arte e realizza una nuova e fondamentale fase creativa. «Ripresa l'arte, il suo stile si riconosce partecipe alla storia delle arti figurative ed al fumetto d'autore (vere folgorazioni giovanili dell'artista), mentre la plasticità delle sue opere nasce dall'amore per le contaminazioni architettoniche» (Giovanni Rubino).
Dal 2000 ad oggi Miro Sassolini espone le sue opere a Palermo, Lecce, Roma, Milano, Nizza, Arezzo; inoltre, nell’ambito dell’evento «Le ‘città ideali’ di Arnolfo da Cambio», realizza una personale e una collettiva selezionata a Castelfranco in Valdarno (Firenze).
Nella primavera del 2003 Sassolini espone al Palazzo Orsini di Licenza (Roma) un progetto che «segue itinerari spesso ardui ma imprevedibili nel loro dipanarsi tra architetture e territori diversissimi», come scrive Giovanni Rubino, curatore della mostra insieme ad Alessandro Fusto.
Nel giugno 2004 il progetto di rivalutazione del Complesso Monumentale dell’Annunziata di Tivoli, fortemente voluto da Giovanni Rubino in sinergia con le Amministrazioni locali e la Regione Lazio, si inaugura con la personale di Miro Sassolini Caro Hugo ti vorrei dire...., dedicata dall’autore a Hugo Pratt.
L’inverno successivo (2005), il curatore Giovanni Rubino vuole ancora a Tivoli le opere di Sassolini, stavolta all’interno della collettiva selezionatissima Marginalia in cui, oltre a Miro Sassolini, espongono Giuseppe Bertolini Berg, Bianca Gervasio, Marco Laurenti, Vito Livio Squeo, Barbara Wsniewska.
È infine del 2007 la particolarissima personale La Marea Distante. Scritti di Miro Sassolini, organizzata presso il Covo Art Café di Cagliari da Maurizio Rocca con la presentazione di Carles Marco e ripetuta a Roma nel febbraio 2009 dall’Associazione culturale «Toni Distonici» presso l'INIT di Roma in occasione della raccolta fondi per la distonia focale Del 2007 sono anche la collaborazione con (P)neumatica & Charme de Caroline e la partecipazione al Festival di musica internazionale “MadeInS-Festival Musicale in Sardegna (Sardinian Festival di Macomer 2007)” col progetto Burro Brown Ensamble in collaborazione con Valentino Murru.
Nel 2008 esce l'EP con i (P)neumatica Le cose cambiano.
Attualmente, Miro Sassolini è tornato in studio per dar vita al suo prossimo lavoro: un progetto ambizioso e maturo, fatto di contaminazione e multimedialità.